Come lo yoga usa la dignità per affrontare il destino

Il dharma non è un rifugio, né un asilo per le anime sofferenti. È il punto di forza per andare in alto e sperimentare la tua eccellenza.

Il dharma non è un rifugio, né un asilo per le anime sofferenti.

È il punto di forza per andare in alto e sperimentare la tua eccellenza.

[Yogi Bhajan 1984]

Lo yogi non è un figlio dei fiori!
No! Il Kundalini Yoga non è “peace and love,” fratello!
No! Il processo di pratica dello yoga ti sbatte [e volte con poca grazia] dentro il mondo delle tue paure, della tua rabbia e delle insicurezze che hai acquisito.

Lo Yoga, e sopratutto il kundalini Yoga non è per tutti!

Per praticarlo bisogna sporcarsi le mani, e non poco. Devi avere il coraggio [a volte la disperazione] di entrare dentro di te e guardare il marcio, la rabbia, la compulsività che hai imparato da questa esistenza.

Per avviare questo processo, lo Yogi utilizza la “Sadhana”. 

La Sadhana, è la disciplina. Lo yogi la coltiva ogni giorno.
In questo Yogi Bhajan si differenzia dall’onda new age che negli anni ’60 è entrata con prepotenza nella società.

Il kundalini Yoga non inizia nessuno.

Non ci sono processi di iniziazione alla pratica.

Questo perchè chi decide di entrare nel “dharma” [nella famiglia spirituale che si riconosce in un percorso univoco], lo decide di sua spontanea volontà, auto iniziandosi alla pratica quotidiana.

Cosa vuol dire?

Spesso vengo accusato di rigidità.

In realtà, anche se ci sono aspetti del mio carattere assolutamente da cambiare, la mia pratica di kundalini yoga è da un po’ di tempo divenuta
spontanea e gioiosa.
La pratica dell’auto-disciplina è volta a creare uno spazio personale che sia “Sacro” (dal latino sacrum – separato dal quotidiano).
In quello spazio [come detto nei precedenti articoli], possiamo dedicarci al processo di portare lo sconosciuto [l’infinito] nella realtà
conosciuta [finito], sperimentando la tecnologia del Kundalini Yoga.

Questo processo, come dicevo all’inizio, non ci porta vedere tutto bello, ad essere amore cosmico puro, luce e gioia senza confini. NO!
Questo processo è un allenamento per:

  • aspirare all’eccellenza
  • costruire un calibro
  • riconoscere la vita come un dono

ed alla fine del gioco, dopo aver riconosciuto sinceramente noi stessi nelle esperienze fatte, condividere la stessa strada con gli altri
per elevarli.

Funziona sempre?

Tendenzialmente sì! Avere un maestro di kundalini yoga vicino, una guida, è utile per accelerare il processo.
La guida, di solito ci è passata prima e se ha buone capacità, può aiutarti nel traghettamento.

Si arriva ogni tanto a dei punti morti.

Questo è normale, fa parte del gioco.

Di norma questo punto viene chiamato shakti pad [dovrei aver già scritto qualcosa, se ti interessasse approfondire, commenta qui sotto o scrivimi una mail].

Capita a volte che si mediti a lungo, che si pratichi per tanti anni, e si abbia l’impressione di girare sempre intorno alle stesse situazioni.
Ogni giono ore di meditazione non bastano a risolvere gli schemi ricorsivi, le reazioni compulsive, le malattie … e allora pensi ” ma chi me lo fa fare???”
Capita che grazie alla pratica del Kundalini yoga, si facciano week end interi di esperienze profonde, e che in questi momenti si abbiano profonde esperienze di auto-conoscenza;
che si comprenda veramente l’ “io sono”, le doti, i doni personali, talenti, capacità…
Stati di piccole illuminazioni…
La sera si spegne la luce pensando a come la vita domani sarà diversa…
Passa la notte, ti svegli in estasi … e la mente riprende a distrarsi.
In un respiro tutto il castello si sbriciola come sabbia secca, inesorabilmente, e rimane solo il ricordo del bel sogno dell’ “io sono”.

Lo Yoga Kundalini non è peace and love !

Ogni giorno recitiamo “SAT NAM”, che il vero nome delle cose possa risuonare dentro di te.

Se anche questo negli anni ti è capitato, posso dirti che è capitato anche a me, e dirti anche questa volta che è tutto normale.

La radice del problema risale alla nostra infanzia.
In quel momento della vita, nessuno ci ha insegnato la dignità.

Come spiega chiaramente Yogi Bhajan nei  7 gradini della felicità la dignità è il processo di auto analisi che deriva da esperienze
di conoscenza del proprio carattere.


L’impegno ti darà il carattere, il carattere, dignità.
Lo sviluppo dello stato di dignità deriva dal comprendere profondamente il tuo carattere [chi sei veramente], e coltivarlo fino in fondo.
Si tratta di un processo di metabolizzazione del “chi sono io”, lo intuisci, lo coltivi, inizia a crescere la sua manifestazione …
Ecco, dignità.
Quando la tua dignità si raffina, si trasforma in divinità [altro gradino], perchè il tuo vero io, che hai reso sacro, e che coltivi
ogni giorno, cresce eleva te stesso, la tua vita e quella degli altri.

Questi sono parte dei 7 gradini della felicità.

Cosa succede se manca la dignità?

Manca la dignità, oppure la stai costruendo.
Manca la dignità perchè il tuo spazio di venerazione della parte sacra di te stesso non è abbastanza approfondito [io vorrei elevarti, con questo post, se sei arrivato a leggere fin qui, sappi che sei già un eroe!]

Quando ce ne accogiamo è già un grande, grandissimo dono [quindi già sei sulla buona strada].
Quali sono i segnali?
Ecco, questo è interessante:
La mente, la casa dell’ego, possiede degli schemi di valutazione delle situazioni.
La mente valuta, frequenta, adesca [te ne parlo nel prossimo articolo].
Questa sua caratteristica causa il processo di reattività a ciò che succede attorno.
Reazioni fisiche, e per lo più emotive, che ci fanno ritornare nel solito ciclo mentale:

  • paura
  • rabbia
  • orgoglio
  • impulso
  • fantasia

e sogniamo …

facciamo i castelli in aria…

e soprattutto

siamo migliori degli altri.

La passione è confusa con l’impegno, la lussuria con l’amore.

In poche parole diventiamo compulsivi-reattivi.
Stiamo confondendo l’ego, con Sè profondo.

Vorrei concludere questo post, confidandoti che tutto questo è il naturale stato di progresso nella disciplina spirituale, che è indagare sul “chi sono io”.

Da secoli l’uomo ha cercato risposte a queste domande, e tra secoli, ancora gli uomini del futuro si proporranno gli stessi interrogativi.

E’ un viaggio, e non conta dove vuoi arrivare.
Quello che con la pratica dello yoga possiamo insegnare è ad amare profondamente e sinceramente questo viaggio, a restare con lo sguardo meravigliato e stupito dei bambini di fronte alle tutto quello che accade, e avere il calibro e la determinazione per affrontare tutto ciò che la vita ci pone davanti.

E quando la dignità arriva, darle il benvenuto con un sorriso radioso, come un ospite, un membro della famiglia che da tanto tempo aspettavamo.

E che tu possa portare questo sorriso di dignità, fierezza e coraggio sempre nella tua giornata.

alla prossima
sat nam

Pubblicato il: 19 August 2021

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